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giovedì 7 giugno 2012

Marstrand & Kungälv: profumo di mare, sapore di biscotto

Marstrand è una località di mare a nord di Gbg, ad appena un'ora di bus, una delle più affollate quando il sole prova in qualche modo a scaldare il Mare del Nord. Più esattamente, la sua parte principale si trova su una piccola isola, per metà disabitata, raggiungibile in due minuti via battello; case dai soliti colori nitidi, senza sfumature, su un mare piatto ma insidioso, se chi ci cammina vicino è devoto al dio degli imbranati: non servono onde a cavalloni per renderlo pericoloso; è sufficiente avvicinarsi all'acqua col desiderio di toccarla per sentirla bagnata, mettere un piede sull'ultima roccia, quella di solito un po' più umida e muschiata delle altre, e non basteranno i migliori scarponi da montagna a mantenere l'aderenza; lentamente si scivolerà, come in una sabbia mobile, sempre più in basso, senza alcun ruvido appiglio attorno finché, raggiunto il livello dell'ombelico e passata una trentina di secondi, non resterà che aggrapparsi allo spirito di sopravvivenza, e una volta fuori, coi pesci nelle scarpe, realizzare come siano andati persi macchina fotografica e cellulare.
Non però le ragioni per continuare l'esplorazione: data la grande tenuta dei pantaloni impermeabili, ci si porta senza esitazioni fino ai piedi della fortezza per un'approssimativa (e umida) ispezione, prima di dirigersi a quella ben più affascinante di Kungälv, inespugnata nei secoli, in posizione strategica, al centro delle solite dispute tra svedesi e norvegesi, e oggi fatta di massicce rovine circondate da verdi prati.
Ma accanto al simbolo storico del villaggio, da anni ce n'è ormai un altro che invita all'invasione: l'outlet del biscotto! Goteborg è infatti anche il nome di una diffusa marca, ottima per le colazioni, la cui fabbrica si trova all'estremità opposta del paese; a essere messi in vendita sono i biscotti fallati, grandi, piccoli, ripieni, secchi o friabili. Fuori forma forse sì, fuori dieta assolutamente no.

lunedì 14 maggio 2012

Vänern, il grande lago in un'infinita campagna

Eccoci a meno di due ore da Gbg, ad Hällekis, lungo una ferrovia d'altri tempi che si insinua nell'aperta e verde campagna, dove le stazioni assomigliano più a villette con giardino, e per fermare il treno bisogna ricordarsi di voltare nel senso giusto il cartello che funziona da semaforo.
Camminare per un tratto in riva al più grande lago di Svezia, una distesa di acqua calmissima che si perde fino a sembrare un mare, ma con a ridosso il bosco che lo costeggia, e poi sbucare in un campeggio a base di prato dove le tende sembrano attici verandati da tanto sono estese e i campeggianti danno l'impressione di essersi trasferiti a titolo definitivo.
Continuare la strada tra estese fattorie, superare un secondo lago circondato da grandi rocce calcaree che fanno di questa zona una vera e propria cava, e quindi salire la piccola altura di Kinnekulle (306 m.) quando il sole ha quasi i colori del tramonto.
Muoversi alla ricerca del riparo per la notte, trovarne uno più scoperto di una mangiatoia da presepe, e infine conquistare quello giusto, quattro mura, un tetto, pietre come pavimento, ma anche un tavolo grande abbastanza per gustare polpette riscaldate a lume di candela, con la collaborazione di una scatola di fiammiferi, svedesi naturalmente. 6 magliette e 3 pantaloni fanno da pigiama per la notte; molte ore dopo, il risveglio a base di crepés con nutella, mentre attorno rombi di moto sono il sottofondo che oscura fin da prima mattina il cinguettio degli uccelli.
Il cielo con la consueta rapidità da sereno volge al brutto, ma un'inaspettata casa di campagna trasformata in calda e accogliente rivendita di tessuti artigianali diventa il punto di ristoro perfetto nell'attesa che il peggio passi: te, caffé, biscotti, caramelle dolcemente svedesi, e qualche chiacchiera con gli amichevoli gestori. La pioggia continua, ma il treno non aspetta; il tempo di una veloce discesa verso la stazione, e già risplende il sole.

venerdì 13 aprile 2012

Nella Scania, dove la Svezia è un po' Danimarca

Spingendosi fin nella parte più meridionale della Svezia, nella provincia della Scania (ecco così svelata la provenienza dell'omonima marca di camion), la corriera fa tappa a Malmö e Lund. Situate a breve distanza fra loro, rivelano due volti complementari di città. Entrambe condividono un passato molto ricco grazie al forte legame con la vicina Danimarca (Lund nasce danese, Malmö lo diventa attorno al '400, secolo di sua massima fioritura), ed entrambe sembra abbiano trovato oggi come continuare a guardare avanti rinnovandosi.

Malmö, terza città svedese (con i suoi 300.000 abitanti viene dopo solo a Stoccolma e Goteborg), è l'espressione più evidente di quanto antico e moderno possano stare insieme con spontaneità: proiettata oltreconfine, come si capisce attraversando l'Öresundsbron, il ponte lungo 7.8 km e alto 57 m, costruito in 4 anni, che dal 2000 la collega a Copenaghen (solo nel 2006 sono stati 1300 i danesi trasferitisi a Malmö). E proiettata al futuro, come plasticamente ricorda il Turning Torso, 190 m di altezza per 54 piani, il grattacielo che si avvita su stesso, progettato da Santiago Calatrava e inaugurato nel 2005, l'edificio ora più alto della Svezia; arrampicarlo è possibile, a patto di conoscere qualche inquilino; impresa rimandata alla prossima occasione, in attesa di stringere amicizia col bomber Ibra o di rubare attimi di Dolce vita ad Anita Ekberg, originari di qui. Tutt'attorno sorge un intero quartiere, il Västra hamnen, dall'identità ancora in progress: una terra che stava diventando vittima della deindustrializzazione si avvia a diventare la più nuova e viva parte di città, pensata secondo criteri di sostenibilità ecologica; evitato l'abbandono, resta da scongiurare l'isolamento: quando il grattacielo non si sentirà più così solo e invadente, il cantiere potrà dirsi completato. Ma tracce di serena convivenza tra passato e presente si trovano già sparse un po' ovunque: agli edifici tardo rinascimentali o razionalisti della Malmö di ieri, possenti, geometrie regolari e mattoni rossi, inclusa la più antica fortezza di Svezia ancora conservata, non di rado si affiancano senza imbarazzo i nuovi nati, fabbricati spesso vistosi e insieme agili, a base di vetrate e acciaio; non passa inosservata l'accogliente stazione ferroviaria, il cui corpo centrale risalente agli anni '20 quasi si fonde con quello sorto nel 2010; piuttosto open-air è anche la nuova biblioteca (1995-99), opera dell'architetto danese Henning Larsen, bianco e alto palazzo adagiato sul marrone della struttura originaria e affacciato sul verde dello Slottspark [per qualche curiosità in più: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Tempo%20libero%20e%20Cultura/ventiquattro/articoli/malmo-biblioteca-libri-viventi.shtml]; al loro cospetto, la pur moderna Galleria d'arte (Klas Anshelm, 1975), successione di spazi distesi immaginati per non soffocare le creazioni artistiche, finisce per fare la parte dell'illustre antenato.

mercoledì 4 aprile 2012

Abisko, acqua aria fuoco terra e...

Era il 1909 e l'ispirazione veniva da lontano, Yellowstone U.S.A. Nasceva in quell'anno il capostipite dei parchi naturali in Europa. A più di cent'anni dalla sua istituzione, il Parco Nazionale di Abisko è oggi meta eletta per chiunque sogni un viaggio ad estreme latitudini. A pochi chilometri dall'omonima località, e raggiungibile anche per ferrovia, sorge la stazione turistica del parco, un esteso complesso gestito dal Touring Club Svedese: si va dal centro escursionistico, alla foresteria con 300 posti letto, una piccola sauna, e grandi e funzionali cucine comuni, fino all'edificio principale, fornito di accogliente e soffuso salotto-biblioteca con vista sui paraggi, e sede di un rinomato ristorante dove per 350kr si sarebbe anche potuta assaporare una vera renna.
Da Abisko il confine norvegese dista solo 40 km; per chi si accontenti di intravedere qualche accenno di fiordo, in poco più di un'ora si è Narvik, porto industriale e stazione sciistica, giusto il tempo di poter verificare a caro prezzo la vita oltreconfine (quasi 8 euro per un panino di medie dimensioni), e non prima però di una rituale sosta in riva all'oceano che si spinge fin qui.
Che sia estate o inverno, Abisko offre sempre diversi motivi per una visita: da qui parte il Kungsleden, uno dei tracciati più lunghi, intorno ai 450 km; accessibile comodamente con ciaspole pure quando il paesaggio è ricoperto dalla neve, a chi va di fretta offre perlomeno la possibilità di andare alla ricerca delle tracce delle rare renne ancora di passaggio. Nei dintorni non mancano laghi ghiacciati da attraversare, la ricostruzione di un villaggio Sami, e boschi di conifere che un clima anno dopo anno più “caldo” sta diffondendo persino ad alte quote.
In alternativa, è possibile avventurarsi in altra direzione verso la seggiovia che sale fino ai 900 metri del monte Nuolja, per poi fare ritorno a valle sci ai piedi (d'estate è destinazione prediletta per chi voglia godersi il cosiddetto sole di mezzanotte).
A ridosso della stazione turistica si apre invece un piccolo canyon: tra alte pareti di roccia scorre un fiume che sfocia qua e là in cascate; l'inverno, ghiacciandole, le rende ambientazione ideale per chi voglia provare l'ice-climbing.
Guardando al versante opposto al Kungsleden, il sentiero si spinge in direzione del lago Torneträsk, ghiacciato al punto da poterci camminare sopra, ma in questa stagione non tanto asciutto da permettere la pattinata. A pochi metri da riva un piccolo e isolato capanno nasconde una confortevole sauna pronta all'uso: 70 gradi Celsius accompagnati da qualche grado alcolico sottoforma di birra fresca sono la premessa alla grande sudata che precede una corsa fra neve e vento verso il lago, dove un buco appositamente ricavato nel ghiaccio consente il tuffo in una delle acque più pulite del paese. La caratteristica più spesso avvertita risulta però un'altra: per la velocità con cui in breve se ne fugge, più che a dei bagni si assiste a dei battesimi; i pochi temerari capaci di resistere a lungo (nell'ordine del minuto), generalmente valorosi biondi di razza ariana, spiegano con aria imperturbabile come occorra lasciare tempo al nudo corpo per l'ambientamento.
Calata la notte e risaliti al rifugio, Abisko può diventare teatro dello spettacolo per cui è notoriamente rinomato: grazie a concomitanti fattori meteo-climatici lo si considera il luogo più favorevole  al mondo per assistere al fenomeno dell'aurora boreale. Diverse sono le persone armate di macchine altamente professionali che nelle sere giuste fanno la loro comparsa spuntando all'improvviso dall'ombra dei boschi come ladri, torcia in fronte, pronti a catturare aurore ad alta risoluzione.

domenica 1 aprile 2012

Kiruna, dove rompere il ghiaccio e toccar ferro è cosa quotidiana

Ben oltre il Circolo Polare Artico c'è Kiruna, con i suoi 20.000 abitanti e 20.000 km2 di territorio comunale la città più a Nord della Svezia e una delle amministrazioni più estese e spopolate della Terra.
Base per la scalata dei 2111 metri del Kebnekaise, la più alta montagna svedese, Kiruna per 50 giorni dell'estate non vede mai il sole tramontare e per 20 in inverno lo vede sorgere al massimo un'ora. Dipenderà magari anche dall'evidente e profondo rapporto luci-ombre la vocazione a sfidare lo spazio: nella zona ha sede dal 1964 Esrange, un centro spaziale per la ricerca scientifica con palloni d'alta quota, per il lancio di razzi sonda, il monitoraggio dei satelliti, e lo studio delle aurore boreali, fra le altre cose.
Sperduta sì, ma non abbandonata dal mondo, Kiruna è raggiungibile oltre che in aereo pure in treno (da Goteborg non meno di 20 ore di viaggio). Alla stazione, però, i convogli più lunghi non sono quelli passeggeri; il traffico quotidiano è dato piuttosto da decine e decine di vagoncini che trasportano ferro verso Luleå sulla costa est o verso Narvik sull'oceano norvegese. La storia di Kiruna ruota infatti a vista d'occhio attorno alla sua maggiore ricchezza, la miniera, la più grande del mondo, una volta a cielo aperto, e oggi viva a 500 metri nel sottosuolo, vera e propria città sotto la città, che impiega giorno e notte oltre 2000 persone. Gli stessi palazzi, qua e là, la richiamano, vuoi nei balconi che sembrano ascensori, vuoi nei comignoli da industria pesante.
D'altra parte, è la miniera che ha determinato la nascita di Kiruna a fine '800, e sarà ugualmente la miniera a determinarne la fine entro pochi anni, dato che lo sfruttamento della vena di magnetite, tale da estendersi fin sotto la città, ne causa un graduale ma inarrestabile sprofondamento; per questo esiste, e sarà esecutivo a breve-medio termine, un piano di trasferimento tanto esteso da comprendere tutto il centro: una parte della popolazione andrà a vivere in una zona meno esposta e chi non vorrà rinunciare alla propria casa pare sarà traslocato con la stessa abitazione; il vecchio insediamento si trasformerà in un parco, a futura memoria delle nuove generazioni. Questo sarà sicuramente anche il destino del municipio, progettato nel 1963 e premiato a suo tempo come il più bel edificio pubblico della Svezia, e della chiesa principale, costruita nel 1912, tutta di legno e dalla forma che richiama quella di una tenda Sami.
I Sami si possono storicamente considerare i primitivi abitanti della Svezia, una popolazione artica con una propria secolare identità, sparsa tra Finlandia, Norvegia, Russia e Svezia, in un'area da essi stessi detta Sapmi. A lungo discriminati (già nell'esser chiamati lapponi, ossia in senso dispregiativo “i rattoppi”), oggi, conquistato lo status di minoranza, si sono visti riconoscere persino un piccolo parlamento con funzione consultiva. Su un totale di 70.000, gli indigeni svedesi ammontano a circa 20.000, vivono per lo più a Stoccolma integrati nella società e hanno smesso da tempo panni e usanze nomadi, ma ancora quasi 3000 Sami conservano la propria tradizione di allevatori di renne. E guai a chiedere quante ne possiedono; sarebbe un po' indelicato, grossomodo come domandare a un italiano quale reddito dichiari. Si può venire comunque accolti in una delle loro tende, il tempo utile a scaldarsi attorno al fuoco vivo, sorseggiando insieme una bevanda salata, naturalmente a base di renna, mentre si è intrattenuti dai racconti su usi e costumi; quando poi il Sami è particolarmente intonato si riuscirà ad apprezzarne il canto yoik, una sottile melodia che va a perdersi in un mugolio dove risuona l'andare del vento fra i boschi e le montagne; un'esperienza prima di tutto collettiva, di cui a garantirne a tutt'oggi la continuità è un coro composto dai Sami di ogni provenienza, e al quale non è impossibile unirsi persino a distanza, essendo le difficoltà logistiche superate grazie alle tecnologie informatiche. Appena fuori dalla tenda, è invece tempo di apprendere i segreti della medicina Sami: si scoprirà allora l'impensabile potere antibatterico della pipì, buona a sanare ogni ferita, duttile molto più di un'aspirina, che si tratti di qualche goccia da posare nei lobi delle orecchie o fin sulle labbra.
Nell'era globale, Kiruna è anche molto turismo; l'Ice Hotel per esempio. Ogni anno, attorno a novembre (freddo permettendo), apre le porte a clienti e visitatori; e ogni volta è diverso: sciolto un albergo, l'anno dopo se ne fa un altro; a non cambiare è solo il materiale di costruzione, lo snice, una miscela unica di ghiaccio e neve collaudata per resistere mesi, e derivata da immensi blocchi estratti in continuazione dal lago sottostante. Per partecipare alla costruzione del nuovo Ice Hotel, è sufficiente avanzare il proprio progetto: quest'anno una delle camere è frutto dell'inventiva di un ex portiere della nazionale; e tendenzialmente il kitch non viene risparmiato. Soggiornarvi significa poi, effettivamente, soltanto dormirci; per gli oggetti personali, per attività e spazi ulteriori, è infatti a disposizione una struttura tradizionale. Per il resto, basta pagare: una ventina di euro per la visita; quasi 15 euro per uno shot di immancabile Absolute Vodka servita in un bicchiere di ghiaccio; più di 150 euro in bassa stagione per una camera delle più modeste; oltre 400 euro per la suite. Basta pagare... e ci si può persino sposare nella chiesa affianco.
Se infine è vero che almeno Babbo Natale ha scelto di vivere in un'altra Lapponia, quella finlandese, perché comunque non provare un giro in slitta? Che sia quella motorizzata, aggressiva e maneggevole come uno scooter, o quella più classica e suggestiva, trainata da cani in festa, Alaskan Huskies nel nostro caso, lo spettacolo di un'insolita bianca primavera è assicurato.


martedì 6 marzo 2012

Nel Västra Götaland, là dove danzano le gru

Nei pressi di Varnhem, monaci provenienti da Clairvaux fondarono nel 1143 il Varnhems klosterkyrkan, monastero cistercense divenuto nei secoli seguenti il più importante della Svezia. La Riforma introdotta da Gustav Vasa nel 1527 mise fine alla sua storia gloriosa costringendolo alla chiusura (1533). (…) nella navata centrale è la tomba di Birger Jarl (m. 1266), fondatore di Stoccolma. [da Svezia, Touring Club Italia, 2011]
Addentrandosi per boschi di conifere fra ghiacci in disgelo, e scollinati a 265 metri a Bjällumanabbe, il punto più alto di Platåberg, si scende poi verso i campi disseminati di cottage immancabilmente rossi, per giungere così al lago.
Il lago Hornborga è situato nell'antica campagna dell'altopiano del Västergötland. (…) Famoso come lago di uccelli, devastato dagli innumerevoli tentativi di abbassarne il livello delle acque, il lago Hornborga è stato rianimato da un esteso e unico programma di restauro. Un paradiso per il riposo e la riproduzione degli uccelli delle zone umide. [da www.hornborga.com]
Continuando ancora a lungo per la campagna, e infine dopo breve escursione di nuovo nel bosco (ormai piuttosto buio), si arriva alla meta.
L'abbazia di Gudhem, in funzione fra il 1152 e il 1529, fu un monastero femminile, dapprima benedettino e più tardi cistercense. (…) Prestigioso durante il XIII secolo, quando è responsabile dell'accoglienza dei pellegrini di Nidaros, è confiscato nel 1527 dalla Corona, e concesso l'anno dopo al cavaliere Nils Olofsson. [tratto da en.wikipedia.org/wiki/Gudhem_Abbey]