Camminare per un tratto in riva al più grande lago di Svezia, una distesa di acqua calmissima che si perde fino a sembrare un mare, ma con a ridosso il bosco che lo costeggia, e poi sbucare in un campeggio a base di prato dove le tende sembrano attici verandati da tanto sono estese e i campeggianti danno l'impressione di essersi trasferiti a titolo definitivo.
Continuare la strada tra estese fattorie, superare un secondo lago circondato da grandi rocce calcaree che fanno di questa zona una vera e propria cava, e quindi salire la piccola altura di Kinnekulle (306 m.) quando il sole ha quasi i colori del tramonto.
Muoversi alla ricerca del riparo per la notte, trovarne uno più scoperto di una mangiatoia da presepe, e infine conquistare quello giusto, quattro mura, un tetto, pietre come pavimento, ma anche un tavolo grande abbastanza per gustare polpette riscaldate a lume di candela, con la collaborazione di una scatola di fiammiferi, svedesi naturalmente. 6 magliette e 3 pantaloni fanno da pigiama per la notte; molte ore dopo, il risveglio a base di crepés con nutella, mentre attorno rombi di moto sono il sottofondo che oscura fin da prima mattina il cinguettio degli uccelli.
Il cielo con la consueta rapidità da sereno volge al brutto, ma un'inaspettata casa di campagna trasformata in calda e accogliente rivendita di tessuti artigianali diventa il punto di ristoro perfetto nell'attesa che il peggio passi: te, caffé, biscotti, caramelle dolcemente svedesi, e qualche chiacchiera con gli amichevoli gestori. La pioggia continua, ma il treno non aspetta; il tempo di una veloce discesa verso la stazione, e già risplende il sole.
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