Base per la scalata dei 2111 metri del
Kebnekaise, la più alta montagna svedese, Kiruna per 50 giorni
dell'estate non vede mai il sole tramontare e per 20 in inverno lo
vede sorgere al massimo un'ora. Dipenderà magari anche dall'evidente
e profondo rapporto luci-ombre la vocazione a sfidare lo spazio:
nella zona ha sede dal 1964 Esrange, un centro spaziale per la
ricerca scientifica con palloni d'alta quota, per il lancio di razzi
sonda, il monitoraggio dei satelliti, e lo studio delle aurore
boreali, fra le altre cose.
Sperduta sì, ma non abbandonata dal
mondo, Kiruna è raggiungibile oltre che in aereo pure in treno (da
Goteborg non meno di 20 ore di viaggio). Alla stazione, però, i
convogli più lunghi non sono quelli passeggeri; il traffico
quotidiano è dato piuttosto da decine e decine di vagoncini che
trasportano ferro verso Luleå
sulla costa est o verso Narvik sull'oceano norvegese.
La storia di Kiruna ruota infatti a vista d'occhio attorno alla sua
maggiore ricchezza, la miniera, la più grande del mondo, una volta a
cielo aperto, e oggi viva a 500 metri nel sottosuolo, vera e propria
città sotto la città, che impiega giorno e notte oltre 2000
persone. Gli stessi palazzi, qua e là, la richiamano, vuoi nei
balconi che sembrano ascensori, vuoi nei comignoli da industria
pesante.
D'altra parte, è la miniera che ha determinato la nascita di Kiruna a fine '800, e sarà ugualmente la miniera a determinarne la fine entro pochi anni, dato che lo sfruttamento della vena di magnetite, tale da estendersi fin sotto la città, ne causa un graduale ma inarrestabile sprofondamento; per questo esiste, e sarà esecutivo a breve-medio termine, un piano di trasferimento tanto esteso da comprendere tutto il centro: una parte della popolazione andrà a vivere in una zona meno esposta e chi non vorrà rinunciare alla propria casa pare sarà traslocato con la stessa abitazione; il vecchio insediamento si trasformerà in un parco, a futura memoria delle nuove generazioni. Questo sarà sicuramente anche il destino del municipio, progettato nel 1963 e premiato a suo tempo come il più bel edificio pubblico della Svezia, e della chiesa principale, costruita nel 1912, tutta di legno e dalla forma che richiama quella di una tenda Sami.
D'altra parte, è la miniera che ha determinato la nascita di Kiruna a fine '800, e sarà ugualmente la miniera a determinarne la fine entro pochi anni, dato che lo sfruttamento della vena di magnetite, tale da estendersi fin sotto la città, ne causa un graduale ma inarrestabile sprofondamento; per questo esiste, e sarà esecutivo a breve-medio termine, un piano di trasferimento tanto esteso da comprendere tutto il centro: una parte della popolazione andrà a vivere in una zona meno esposta e chi non vorrà rinunciare alla propria casa pare sarà traslocato con la stessa abitazione; il vecchio insediamento si trasformerà in un parco, a futura memoria delle nuove generazioni. Questo sarà sicuramente anche il destino del municipio, progettato nel 1963 e premiato a suo tempo come il più bel edificio pubblico della Svezia, e della chiesa principale, costruita nel 1912, tutta di legno e dalla forma che richiama quella di una tenda Sami.
I Sami si possono storicamente
considerare i primitivi abitanti della Svezia, una popolazione artica
con una propria secolare identità, sparsa tra Finlandia, Norvegia,
Russia e Svezia, in un'area da essi stessi detta Sapmi. A lungo
discriminati (già nell'esser chiamati lapponi, ossia in senso
dispregiativo “i rattoppi”), oggi, conquistato lo status di
minoranza, si sono visti riconoscere persino un piccolo parlamento
con funzione consultiva. Su un totale di 70.000, gli indigeni svedesi
ammontano a circa 20.000, vivono per lo più a Stoccolma integrati
nella società e hanno smesso da tempo panni e usanze nomadi, ma
ancora quasi 3000 Sami conservano la propria tradizione di allevatori
di renne. E guai a chiedere quante ne possiedono; sarebbe un po'
indelicato, grossomodo come domandare a un italiano quale reddito
dichiari. Si può venire comunque accolti in una delle loro tende, il
tempo utile a scaldarsi attorno al fuoco vivo, sorseggiando insieme
una bevanda salata, naturalmente a base di renna, mentre si è
intrattenuti dai racconti su usi e costumi; quando poi il Sami è
particolarmente intonato si riuscirà ad apprezzarne il canto yoik,
una sottile melodia che va a perdersi in un mugolio dove risuona
l'andare del vento fra i boschi e le montagne; un'esperienza prima di
tutto collettiva, di cui a garantirne a tutt'oggi la continuità è
un coro composto dai Sami di ogni provenienza, e al quale non è
impossibile unirsi persino a distanza, essendo le difficoltà
logistiche superate grazie alle tecnologie informatiche. Appena fuori
dalla tenda, è invece tempo di apprendere i segreti della medicina
Sami: si scoprirà allora l'impensabile potere antibatterico della
pipì, buona a sanare ogni ferita, duttile molto più di un'aspirina,
che si tratti di qualche goccia da posare nei lobi delle orecchie o
fin sulle labbra.
Nell'era globale, Kiruna è anche molto
turismo; l'Ice Hotel per esempio. Ogni anno, attorno a novembre
(freddo permettendo), apre le porte a clienti e visitatori; e ogni
volta è diverso: sciolto un albergo, l'anno dopo se ne fa un altro;
a non cambiare è solo il materiale di costruzione, lo snice,
una miscela unica di ghiaccio e neve collaudata per resistere mesi, e
derivata da immensi blocchi estratti in continuazione dal lago
sottostante. Per partecipare alla costruzione del nuovo
Ice Hotel, è sufficiente avanzare il proprio progetto: quest'anno
una delle camere è frutto dell'inventiva di un ex portiere della
nazionale; e tendenzialmente il kitch non viene risparmiato.
Soggiornarvi significa poi, effettivamente, soltanto dormirci; per
gli oggetti personali, per attività e spazi ulteriori, è infatti a
disposizione una struttura tradizionale. Per il resto, basta pagare:
una ventina di euro per la visita; quasi 15 euro per uno shot di
immancabile Absolute Vodka servita in un bicchiere di ghiaccio; più
di 150 euro in bassa stagione per una camera delle più modeste;
oltre 400 euro per la suite. Basta pagare... e ci si può persino
sposare nella chiesa affianco.
Se infine è vero che almeno Babbo
Natale ha scelto di vivere in un'altra Lapponia, quella finlandese,
perché comunque non provare un giro in slitta? Che sia quella
motorizzata, aggressiva e maneggevole come uno scooter, o quella più
classica e suggestiva, trainata da cani in festa, Alaskan Huskies nel
nostro caso, lo spettacolo di un'insolita bianca primavera è assicurato.
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