domenica 1 aprile 2012

Kiruna, dove rompere il ghiaccio e toccar ferro è cosa quotidiana

Ben oltre il Circolo Polare Artico c'è Kiruna, con i suoi 20.000 abitanti e 20.000 km2 di territorio comunale la città più a Nord della Svezia e una delle amministrazioni più estese e spopolate della Terra.
Base per la scalata dei 2111 metri del Kebnekaise, la più alta montagna svedese, Kiruna per 50 giorni dell'estate non vede mai il sole tramontare e per 20 in inverno lo vede sorgere al massimo un'ora. Dipenderà magari anche dall'evidente e profondo rapporto luci-ombre la vocazione a sfidare lo spazio: nella zona ha sede dal 1964 Esrange, un centro spaziale per la ricerca scientifica con palloni d'alta quota, per il lancio di razzi sonda, il monitoraggio dei satelliti, e lo studio delle aurore boreali, fra le altre cose.
Sperduta sì, ma non abbandonata dal mondo, Kiruna è raggiungibile oltre che in aereo pure in treno (da Goteborg non meno di 20 ore di viaggio). Alla stazione, però, i convogli più lunghi non sono quelli passeggeri; il traffico quotidiano è dato piuttosto da decine e decine di vagoncini che trasportano ferro verso Luleå sulla costa est o verso Narvik sull'oceano norvegese. La storia di Kiruna ruota infatti a vista d'occhio attorno alla sua maggiore ricchezza, la miniera, la più grande del mondo, una volta a cielo aperto, e oggi viva a 500 metri nel sottosuolo, vera e propria città sotto la città, che impiega giorno e notte oltre 2000 persone. Gli stessi palazzi, qua e là, la richiamano, vuoi nei balconi che sembrano ascensori, vuoi nei comignoli da industria pesante.
D'altra parte, è la miniera che ha determinato la nascita di Kiruna a fine '800, e sarà ugualmente la miniera a determinarne la fine entro pochi anni, dato che lo sfruttamento della vena di magnetite, tale da estendersi fin sotto la città, ne causa un graduale ma inarrestabile sprofondamento; per questo esiste, e sarà esecutivo a breve-medio termine, un piano di trasferimento tanto esteso da comprendere tutto il centro: una parte della popolazione andrà a vivere in una zona meno esposta e chi non vorrà rinunciare alla propria casa pare sarà traslocato con la stessa abitazione; il vecchio insediamento si trasformerà in un parco, a futura memoria delle nuove generazioni. Questo sarà sicuramente anche il destino del municipio, progettato nel 1963 e premiato a suo tempo come il più bel edificio pubblico della Svezia, e della chiesa principale, costruita nel 1912, tutta di legno e dalla forma che richiama quella di una tenda Sami.
I Sami si possono storicamente considerare i primitivi abitanti della Svezia, una popolazione artica con una propria secolare identità, sparsa tra Finlandia, Norvegia, Russia e Svezia, in un'area da essi stessi detta Sapmi. A lungo discriminati (già nell'esser chiamati lapponi, ossia in senso dispregiativo “i rattoppi”), oggi, conquistato lo status di minoranza, si sono visti riconoscere persino un piccolo parlamento con funzione consultiva. Su un totale di 70.000, gli indigeni svedesi ammontano a circa 20.000, vivono per lo più a Stoccolma integrati nella società e hanno smesso da tempo panni e usanze nomadi, ma ancora quasi 3000 Sami conservano la propria tradizione di allevatori di renne. E guai a chiedere quante ne possiedono; sarebbe un po' indelicato, grossomodo come domandare a un italiano quale reddito dichiari. Si può venire comunque accolti in una delle loro tende, il tempo utile a scaldarsi attorno al fuoco vivo, sorseggiando insieme una bevanda salata, naturalmente a base di renna, mentre si è intrattenuti dai racconti su usi e costumi; quando poi il Sami è particolarmente intonato si riuscirà ad apprezzarne il canto yoik, una sottile melodia che va a perdersi in un mugolio dove risuona l'andare del vento fra i boschi e le montagne; un'esperienza prima di tutto collettiva, di cui a garantirne a tutt'oggi la continuità è un coro composto dai Sami di ogni provenienza, e al quale non è impossibile unirsi persino a distanza, essendo le difficoltà logistiche superate grazie alle tecnologie informatiche. Appena fuori dalla tenda, è invece tempo di apprendere i segreti della medicina Sami: si scoprirà allora l'impensabile potere antibatterico della pipì, buona a sanare ogni ferita, duttile molto più di un'aspirina, che si tratti di qualche goccia da posare nei lobi delle orecchie o fin sulle labbra.
Nell'era globale, Kiruna è anche molto turismo; l'Ice Hotel per esempio. Ogni anno, attorno a novembre (freddo permettendo), apre le porte a clienti e visitatori; e ogni volta è diverso: sciolto un albergo, l'anno dopo se ne fa un altro; a non cambiare è solo il materiale di costruzione, lo snice, una miscela unica di ghiaccio e neve collaudata per resistere mesi, e derivata da immensi blocchi estratti in continuazione dal lago sottostante. Per partecipare alla costruzione del nuovo Ice Hotel, è sufficiente avanzare il proprio progetto: quest'anno una delle camere è frutto dell'inventiva di un ex portiere della nazionale; e tendenzialmente il kitch non viene risparmiato. Soggiornarvi significa poi, effettivamente, soltanto dormirci; per gli oggetti personali, per attività e spazi ulteriori, è infatti a disposizione una struttura tradizionale. Per il resto, basta pagare: una ventina di euro per la visita; quasi 15 euro per uno shot di immancabile Absolute Vodka servita in un bicchiere di ghiaccio; più di 150 euro in bassa stagione per una camera delle più modeste; oltre 400 euro per la suite. Basta pagare... e ci si può persino sposare nella chiesa affianco.
Se infine è vero che almeno Babbo Natale ha scelto di vivere in un'altra Lapponia, quella finlandese, perché comunque non provare un giro in slitta? Che sia quella motorizzata, aggressiva e maneggevole come uno scooter, o quella più classica e suggestiva, trainata da cani in festa, Alaskan Huskies nel nostro caso, lo spettacolo di un'insolita bianca primavera è assicurato.


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