Vicini di cinema
Per un grande film (e già il titolo lo
dice) ci vorrebbe sempre un grande cinema. Se si vive a Birger Jarl
questa possibilità non è esclusa: la soluzione dovrebbe abitare a
non più di 20 passi da casa, ma realizzarla non è così semplice
come sembra.
Fin dalla presentazione online, una
delle maggiori attrattive dello studentato pare essere la sala
cinema. E infatti, appena messo piede nell'atrio principale, la sua
presenza non sfugge affatto: una grande porta e attorno una spaziosa
vetrata lasciano intendere molto; se non fosse che la porta non
succederà mai di vederla aperta, e che il panorama oltre le vetrate
è ogni giorno quello di spesse e scure tende. Effetti collaterali di
una residenza tutto silenzio e deserto, dove la densità di studenti
svedesi raggiunge livelli massimi e per contro quella di exchange
picchi depressivi.
Un simile stato di misterioso abbandono
anziché scoraggiare l'attrazione per il cinema a portata di
pantofola, non fa altro che alimentare la voglia a lungo repressa.
Per potervi accedere, occorre però prima avvicinare i vicini di
tana, e scovare il responsabile della sala: in 5 passi eccomi da
Simon, 15 e si può bussare da Karl, fino a 30 per raggiungere Ester.
Distanze brevi che nascondono ricerche più faticose: da Simon mi
separa solo un muro ma lui si occupa dell'altro ambiente comune di
Birger Jarl; Karl, a cui sono vagamente rimandato, sarebbe la persona
giusta, se non avesse smesso quel ruolo giusto da una settimana, e
peccato che non ricordi il nome del suo sostituto;
quando dopo un giorno vengo indirizzato da Ester, lei non è in
casa, e il messaggio lasciatole sulla porta non funzionerà (lo
spelling del mio cognome sottoforma di e-mail si conferma complicato
anche se sono io stesso a scriverlo); nel frattempo l'unico
suggerimento a distanza da quelli della compagnia proprietaria dello
studentato è di riferirsi ad alcuni nomi (i tre soliti noti) affissi
all'ingresso su alcuni fogli (da tempo rimossi). Quando infine contatto Ester, si direbbe fatta: la segreta porta, che si calcola venga
aperta circa ogni 25 anni in coincidenza dei giubilei, sta finalmente
per spalancarsi, ma non basta una chiave comune: la chiave
elettronica appositamente decriptata, unico pass per l'accesso, è
ancora in mano a Karl; Ester non ricorda dove abiti; l'aiuto con la
mia esperienza. E poi, ecco, ci siamo; il tempo dell'immaginazione è
finito: 5 file disposte a gradoni, dolby audio, minimaxischermo, 50
posti a sedere oltre a qualche poltrona e divano; Birger Jarl ha
davvero un cinema!
L'entusiasmo è presto sopito: resta da
compilare un modulo, da sottoscrivere i dieci comandamenti per il suo
uso, e da capire come funzioni, specie l'allarme che va attivato e
disattivato con attenzione, pena un conto da 1500kr per ogni
inavvertita chiamata della vigilanza (e n.b. la sala va in ogni caso
abbandonata entro le 23). Indottrinato quanto basta, sono pronto per
l'ultima missione: una puntata all'ufficio dello studentato, 7-8
chilometri più in là, per depositare il contratto e avere l'atteso
via libera. E ora chissà...
Quando intorno alle 20,30 ha inizio la
proiezione, anche Clint Eastwood è incredulo e vorrebbe regalarmi la
medaglia al valore della guerra in Corea; e sì che di rapporti
di vicinato se ne intende. Che Gran Torino sia.
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