lunedì 30 aprile 2012

Vicini di cinema

Per un grande film (e già il titolo lo dice) ci vorrebbe sempre un grande cinema. Se si vive a Birger Jarl questa possibilità non è esclusa: la soluzione dovrebbe abitare a non più di 20 passi da casa, ma realizzarla non è così semplice come sembra.
Fin dalla presentazione online, una delle maggiori attrattive dello studentato pare essere la sala cinema. E infatti, appena messo piede nell'atrio principale, la sua presenza non sfugge affatto: una grande porta e attorno una spaziosa vetrata lasciano intendere molto; se non fosse che la porta non succederà mai di vederla aperta, e che il panorama oltre le vetrate è ogni giorno quello di spesse e scure tende. Effetti collaterali di una residenza tutto silenzio e deserto, dove la densità di studenti svedesi raggiunge livelli massimi e per contro quella di exchange picchi depressivi.
Un simile stato di misterioso abbandono anziché scoraggiare l'attrazione per il cinema a portata di pantofola, non fa altro che alimentare la voglia a lungo repressa. Per potervi accedere, occorre però prima avvicinare i vicini di tana, e scovare il responsabile della sala: in 5 passi eccomi da Simon, 15 e si può bussare da Karl, fino a 30 per raggiungere Ester. Distanze brevi che nascondono ricerche più faticose: da Simon mi separa solo un muro ma lui si occupa dell'altro ambiente comune di Birger Jarl; Karl, a cui sono vagamente rimandato, sarebbe la persona giusta, se non avesse smesso quel ruolo giusto da una settimana, e peccato che non ricordi il nome del suo sostituto; quando dopo un giorno vengo indirizzato da Ester, lei non è in casa, e il messaggio lasciatole sulla porta non funzionerà (lo spelling del mio cognome sottoforma di e-mail si conferma complicato anche se sono io stesso a scriverlo); nel frattempo l'unico suggerimento a distanza da quelli della compagnia proprietaria dello studentato è di riferirsi ad alcuni nomi (i tre soliti noti) affissi all'ingresso su alcuni fogli (da tempo rimossi). Quando infine contatto Ester, si direbbe fatta: la segreta porta, che si calcola venga aperta circa ogni 25 anni in coincidenza dei giubilei, sta finalmente per spalancarsi, ma non basta una chiave comune: la chiave elettronica appositamente decriptata, unico pass per l'accesso, è ancora in mano a Karl; Ester non ricorda dove abiti; l'aiuto con la mia esperienza. E poi, ecco, ci siamo; il tempo dell'immaginazione è finito: 5 file disposte a gradoni, dolby audio, minimaxischermo, 50 posti a sedere oltre a qualche poltrona e divano; Birger Jarl ha davvero un cinema!
L'entusiasmo è presto sopito: resta da compilare un modulo, da sottoscrivere i dieci comandamenti per il suo uso, e da capire come funzioni, specie l'allarme che va attivato e disattivato con attenzione, pena un conto da 1500kr per ogni inavvertita chiamata della vigilanza (e n.b. la sala va in ogni caso abbandonata entro le 23). Indottrinato quanto basta, sono pronto per l'ultima missione: una puntata all'ufficio dello studentato, 7-8 chilometri più in là, per depositare il contratto e avere l'atteso via libera. E ora chissà...
Quando intorno alle 20,30 ha inizio la proiezione, anche Clint Eastwood è incredulo e vorrebbe regalarmi la medaglia al valore della guerra in Corea; e sì che di rapporti di vicinato se ne intende. Che Gran Torino sia.

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