A Goteborg, le manifestazioni ufficiali partono nel primo pomeriggio. Sono ancora da solo quando faccio ingresso nel giardino botanico accompagnato da un corteo di figuranti di ogni facoltà; e mentre in un attimo già ci si ritrova in compagnia, dall'ordinata sfilata l'attenzione si sposta al composto coro di studenti. Tutto ciò che il tradizionale programma richiede non può che incontrare il favore del numeroso pubblico di tardo adulti che si muove per i vialetti e i prati del parco, seguendo la coda che porta al caffé o al chiosco dei gelati, tra qualche albero finalmente non più così nudo. Anche per Denis, detto Grif, figlio dei fiori dichiarato, c'è un po' di materia prima (floreale appunto) da mettere ai piedi (quelli sì nudi).
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| Valborg in Trädgårdsföreningen |
È con questo andazzo che un gruppo
ormai piuttosto misto, di spagnoli, francesi, tailandesi, bulgari,
austriaci, nonché svedesi e italiani, si muove in direzione del
Chalmers Cortége. Chalmers è l'enorme polo tecnologico
dell'università, un concentrato di edifici modernissimi che occupa
un'intera collina; Cortége è dal 1909 la parata carnevalesca dei
suoi studenti: oltre una cinquantina di camion montati ad arte sono
il palcoscenico viaggiante per bersagliare scherzosamente fatti e
personaggi tratti dall'attualità nazionale e internazionale (premier
che intendono alzare l'età da pensione a 75 anni, energia nucleare,
parodie di programmi tv, locali notturni con sale clandestine dove
chi è troppo molesto viene pestato a dovere...). L'Italia riesce a
conquistare almeno tre attrazioni: salvo l'immancabile carro dedicato
al presidente Pervosconi, carico di pettorute infermiere e poliziotte
in festa (travestimento del travestimento!), colpo grosso quest'anno
per il capitan Schettino che si aggiudica insieme alla sua Costa
Concordia addirittura due camion.
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| Chalmers Cortége |
Fattoci abbastanza disonore, il posto
giusto dove bruciare il vecchio per lasciar posto al nuovo diventa
Slottsskogen, il grande parco cittadino: un'imponente catasta di legna
viene data alle fiamme tra la curiosità della folla che di lì a
poco, non certo per scaldarsi, si riversa danzante nel prato. Tutt'a
un tratto vi si insinua un improvvisato trenino fatto di quella parte
dell'allegra brigata alla ricerca dell'altra sua metà persa ora da
qualche parte; da involontario (ma orgoglioso) capotreno mi accorgo
che in breve i vagoni sono diventati quindici, venti, e poi trenta,
quaranta. Portati tutti a destinazione, ci si può di nuovo contare e
trovare addirittura accresciuti rispetto a qualche ora prima: gli
ultimi arrivati sono il sempre attivo Tomas insieme a un amico di
Germania.
| Bonfire in Slottsskogen |
La quarta immagine è quella non
prevista da nessun programma: in Slotskogen c'è da qualche parte un
grande kinder garden. Denis oltre che figlio dei fiori (prudente,
perché per evitare di incappare in qualche vetro impazzito ora le
scarpe le indossa), è anche designer di parchi giochi per bambini e
rivela come questo sia davvero la fine del mondo... non solo per
loro: quello che poteva essere un timido collaudo, diventa presto un
ritorno alle origini; scatenati e felici per lo spontaneo
divertimento, il finale è meravigliosamente da favola, Pinocchio per
la precisione: tutti insieme nella pancia di una fantastica balena,
tra l'incredulità di chi passando di lì sbircia e non capisce, e di
chi ormai molto in là col tasso alcolico comprende più degli altri;
semidistesi in fila lungo il ventre dell'animale, il gioco diventa
trasportare fino in fondo chi sta davanti, come in una catena, con la
sola forza delle braccia. Sembrano passate stagioni dall'anziano
inizio in mezzo a divise, stendardi e coccarde.
Con l'energia che
sprigiona dentro di sé il ritornello infantile “Ancora, ancora!”, c'è spazio
per un seguito il giorno successivo, quando il tempo è clemente e
finalmente tiepida l'aria. I prati sono affollati di svedesi che non
si trattengono più, ogni posto fa al caso, persino le sponde dei
canali che attraversano il centro. E così, in questo primo maggio,
chi è meno lavoratore degli altri, decide per un picnic: Delsjön
stavolta, la natura che è ancora
in città, a portata di bus, come al solito; sentieri, bosco,
corridori, e un lago (ma anche più di uno). Il freddo dell'acqua non
spaventa i bambini: c'è chi ci corre come fosse un prato, e chi come
su un prato ci si distende di slancio, per un bagno a non più di 10
gradi. Troppo, anche per chi è stato appena restituito
all'infanzia.
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| Delsjön |




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