sabato 5 maggio 2012

Benedetta primavera

Solo quando la primavera, calendario alla mano, sarebbe iniziata già da oltre un mese, in Svezia ci si può permettere di festeggiarla. Non con il bel tempo ovviamente; la festa serve semmai proprio a propiziarlo. E così, tra il 30 aprile e il 1 maggio, esattamente sei mesi dopo Halloween, si celebra Valborg, festa che delle antiche origini religiose non conserva più tracce, e che oggi coinvolge come protagonisti gli studenti universitari di tutte le città, ognuna a modo suo, a partire da Uppsala, la capostipite delle università svedesi.
A Goteborg, le manifestazioni ufficiali partono nel primo pomeriggio. Sono ancora da solo quando faccio ingresso nel giardino botanico accompagnato da un corteo di figuranti di ogni facoltà; e mentre in un attimo già ci si ritrova in compagnia, dall'ordinata sfilata l'attenzione si sposta al composto coro di studenti. Tutto ciò che il tradizionale programma richiede non può che incontrare il favore del numeroso pubblico di tardo adulti che si muove per i vialetti e i prati del parco, seguendo la coda che porta al caffé o al chiosco dei gelati, tra qualche albero finalmente non più così nudo. Anche per Denis, detto Grif, figlio dei fiori dichiarato, c'è un po' di materia prima (floreale appunto) da mettere ai piedi (quelli sì nudi).
Valborg in Trädgårdsföreningen
È con questo andazzo che un gruppo ormai piuttosto misto, di spagnoli, francesi, tailandesi, bulgari, austriaci, nonché svedesi e italiani, si muove in direzione del Chalmers Cortége. Chalmers è l'enorme polo tecnologico dell'università, un concentrato di edifici modernissimi che occupa un'intera collina; Cortége è dal 1909 la parata carnevalesca dei suoi studenti: oltre una cinquantina di camion montati ad arte sono il palcoscenico viaggiante per bersagliare scherzosamente fatti e personaggi tratti dall'attualità nazionale e internazionale (premier che intendono alzare l'età da pensione a 75 anni, energia nucleare, parodie di programmi tv, locali notturni con sale clandestine dove chi è troppo molesto viene pestato a dovere...). L'Italia riesce a conquistare almeno tre attrazioni: salvo l'immancabile carro dedicato al presidente Pervosconi, carico di pettorute infermiere e poliziotte in festa (travestimento del travestimento!), colpo grosso quest'anno per il capitan Schettino che si aggiudica insieme alla sua Costa Concordia addirittura due camion.
Chalmers Cortége
Fattoci abbastanza disonore, il posto giusto dove bruciare il vecchio per lasciar posto al nuovo diventa Slottsskogen, il grande parco cittadino: un'imponente catasta di legna viene data alle fiamme tra la curiosità della folla che di lì a poco, non certo per scaldarsi, si riversa danzante nel prato. Tutt'a un tratto vi si insinua un improvvisato trenino fatto di quella parte dell'allegra brigata alla ricerca dell'altra sua metà persa ora da qualche parte; da involontario (ma orgoglioso) capotreno mi accorgo che in breve i vagoni sono diventati quindici, venti, e poi trenta, quaranta. Portati tutti a destinazione, ci si può di nuovo contare e trovare addirittura accresciuti rispetto a qualche ora prima: gli ultimi arrivati sono il sempre attivo Tomas insieme a un amico di Germania.
Bonfire in Slottsskogen
La quarta immagine è quella non prevista da nessun programma: in Slotskogen c'è da qualche parte un grande kinder garden. Denis oltre che figlio dei fiori (prudente, perché per evitare di incappare in qualche vetro impazzito ora le scarpe le indossa), è anche designer di parchi giochi per bambini e rivela come questo sia davvero la fine del mondo... non solo per loro: quello che poteva essere un timido collaudo, diventa presto un ritorno alle origini; scatenati e felici per lo spontaneo divertimento, il finale è meravigliosamente da favola, Pinocchio per la precisione: tutti insieme nella pancia di una fantastica balena, tra l'incredulità di chi passando di lì sbircia e non capisce, e di chi ormai molto in là col tasso alcolico comprende più degli altri; semidistesi in fila lungo il ventre dell'animale, il gioco diventa trasportare fino in fondo chi sta davanti, come in una catena, con la sola forza delle braccia. Sembrano passate stagioni dall'anziano inizio in mezzo a divise, stendardi e coccarde.
Con l'energia che sprigiona dentro di sé il ritornello infantile “Ancora, ancora!”, c'è spazio per un seguito il giorno successivo, quando il tempo è clemente e finalmente tiepida l'aria. I prati sono affollati di svedesi che non si trattengono più, ogni posto fa al caso, persino le sponde dei canali che attraversano il centro. E così, in questo primo maggio, chi è meno lavoratore degli altri, decide per un picnic: Delsjön stavolta, la natura che è ancora in città, a portata di bus, come al solito; sentieri, bosco, corridori, e un lago (ma anche più di uno). Il freddo dell'acqua non spaventa i bambini: c'è chi ci corre come fosse un prato, e chi come su un prato ci si distende di slancio, per un bagno a non più di 10 gradi. Troppo, anche per chi è stato appena restituito all'infanzia.
Delsjön

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