Da Abisko il confine norvegese dista solo 40 km; per chi si accontenti di intravedere qualche accenno di fiordo, in poco più di un'ora si è Narvik, porto industriale e stazione sciistica, giusto il tempo di poter verificare a caro prezzo la vita oltreconfine (quasi 8 euro per un panino di medie dimensioni), e non prima però di una rituale sosta in riva all'oceano che si spinge fin qui.
Che sia estate o inverno, Abisko offre sempre diversi motivi per una visita: da qui parte il Kungsleden, uno dei tracciati più lunghi, intorno ai 450 km; accessibile comodamente con ciaspole pure quando il paesaggio è ricoperto dalla neve, a chi va di fretta offre perlomeno la possibilità di andare alla ricerca delle tracce delle rare renne ancora di passaggio. Nei dintorni non mancano laghi ghiacciati da attraversare, la ricostruzione di un villaggio Sami, e boschi di conifere che un clima anno dopo anno più “caldo” sta diffondendo persino ad alte quote.
In alternativa, è possibile avventurarsi in altra direzione verso la seggiovia che sale fino ai 900 metri del monte Nuolja, per poi fare ritorno a valle sci ai piedi (d'estate è destinazione prediletta per chi voglia godersi il cosiddetto sole di mezzanotte).
A ridosso della stazione turistica si apre invece un piccolo canyon: tra alte pareti di roccia scorre un fiume che sfocia qua e là in cascate; l'inverno, ghiacciandole, le rende ambientazione ideale per chi voglia provare l'ice-climbing.
Guardando al versante opposto al Kungsleden, il sentiero si spinge in direzione del lago Torneträsk, ghiacciato al punto da poterci camminare sopra, ma in questa stagione non tanto asciutto da permettere la pattinata. A pochi metri da riva un piccolo e isolato capanno nasconde una confortevole sauna pronta all'uso: 70 gradi Celsius accompagnati da qualche grado alcolico sottoforma di birra fresca sono la premessa alla grande sudata che precede una corsa fra neve e vento verso il lago, dove un buco appositamente ricavato nel ghiaccio consente il tuffo in una delle acque più pulite del paese. La caratteristica più spesso avvertita risulta però un'altra: per la velocità con cui in breve se ne fugge, più che a dei bagni si assiste a dei battesimi; i pochi temerari capaci di resistere a lungo (nell'ordine del minuto), generalmente valorosi biondi di razza ariana, spiegano con aria imperturbabile come occorra lasciare tempo al nudo corpo per l'ambientamento.
Calata la notte e risaliti al rifugio, Abisko può diventare teatro dello spettacolo per cui è notoriamente rinomato: grazie a concomitanti fattori meteo-climatici lo si considera il luogo più favorevole al mondo per assistere al fenomeno dell'aurora boreale. Diverse sono le persone armate di macchine altamente professionali che nelle sere giuste fanno la loro comparsa spuntando all'improvviso dall'ombra dei boschi come ladri, torcia in fronte, pronti a catturare aurore ad alta risoluzione.
Nel chiuso della tenda dove si incontra chi ha con sé una fotocamera solo poco più che simbolica ed è in corso un amichevole barbecue, il respiro dell'attesa supera quello dei fumi lacrimogeni di legna e carboni ardenti; ma ai rumors su che cosa aspettarsi si accompagnano rumori ben più decisi ed eloquenti: un'insistente tempesta circonda per ore l'occasionale accampamento; il vento, per definizione boreale, impazza a raffiche, mentre la pioggia riesce a far breccia fin sulle braci. È abbastanza da scoraggiare la spasmodica trepidazione per quella che per tutti sarebbe stata una prima assoluta. Come sempre non mancano gli impavidi ultimi giapponesi, che nemmeno davanti all'evidenza si rassegnano; cessata la bufera, escono in avanscoperta armati delle immancabili macchine fotografiche, esse sì potenti, programmate per funzionare al ritmo del respiro. Già da loro, in altro tempo, è arrivato l'odore dell'unica renna avvistata sulle tavole lapponi, acquistata da manuale del turista perfetto e poi puntualmente stufata “all'orientale”. Snobbati come al solito, se ne stanno ora appartati in qualche posizione teoricamente strategica; pure la notte precedente erano scomparsi invano in una lontana e per tutti inutile oscurità. I più, intanto, affogano volentieri la disperazione nei consueti drinking games; il passatempo preferito dalle compagnie Erasmus riempie una notte artica priva di magiche soddisfazioni; e quand'anche fosse andata meglio, come ignorare le Aurora forecasts che da giorni danno un livello di intensità pari a 2 su una scala di 9? Poi, a tarda ora, nella confusione di tavoli carte bottiglie e bicchieri, un urlo più distinto squarcia la sala: “Northern lights, northern lights!!”. Con la stessa rapidità con cui al segnale dell'emergenza una squadra di pompieri è capace di abbandonare la caserma, i quaranta vigili del gioco si riversano giù dal pendio fra tenebre e neve. Ed ecco nel cielo, ora incredibilmente vicino al terso, grumi di macchie verdi; non lo riempiono, non dappertutto, ma sono evidentemente loro; possono ricordare nuvole però la forma è più irregolare, ogni tanto finiscono per apparire come lunghe strisce, magari un po' aggrovigliate; vanno e vengono a distanza di circa 5-10 minuti l'una dall'altra, e così via anche per qualche ora di fila; se ne aspetta il passaggio successivo come fosse un tram; si rivelano all'improvviso a effetto dissolvenza, si diffondono con una certa rapidità e imprevedibilità, quasi una pioggia di aghi colorati, assiepati e insieme distinti, che però non tocca il suolo, finché con gradualità si disperdono; ma quando la scarica è particolarmente potente, l'effetto è impressionante: i colori iniziano a precipitare nel giro di qualche istante appena, dal verde al verde chiaro fino al giallo, aggrovigliandosi e sovrapponendosi a vista d'occhio; tutt'attorno resta il buio.
Qualcuno continua a vivere il momento nell'ossessione di consumarlo a ogni costo in un'istantanea digitale, e tradisce una frenesia forse stonata come di chi, appena accontentato, già gioca al rialzo, pretendendo dal cielo una nuova overdose di luci da fine del mondo, con logica da spettatore pagante e pagano. Nel punto più basso del sentiero su cui un po' tutti si vanno disperdendo si trovano infine loro; hanno l'aria paziente e desiderosamente mite di chi ha saputo cogliere i segni giusti fin dall'inizio: tutt'attorno ai giapponesi è profondo silenzio quasi adorante; Yuko, Yukì, Yoheì, e Yuskì stanno lì da oltre un'ora, naso all'aria e occhi distesi (!), e ancora sperano in nuovi doni con il gusto stupito della sorpresa. Ogni tanto, per non assuefarsi all'effetto meraviglia, male non fa voltarsi giusto una decina di secondi dove il cielo è noia e oscurità; allora prenderai con te uno di loro, lo farai partecipe di questo gioco, e col tuo spirito divertito lo sentirai ridere incantato e leggero. Proprio lui, il sole che ride nel veder colorare il suo cielo da fotografia.
[http://www.svenskaturistforeningen.se/en/Discover-Sweden/Facilities-and-activities/Lappland/Fjallstationer/STF-Mountain-station-Abisko/]
meravigliose northern lights!!
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