Persino nei giorni in cui lo studio riduce al massimo lo svago,
comunque Goteborg garantisce a tutti quella quotidiana occasione di
vita sociale minima. Basta muoversi; e il modo obbligato per farlo si
chiama tram; ma mai è una costrizione ciò che si deve fare, non per
mancanza di alternative, bensì perché funziona e volentieri non se
ne può fare a meno.
Che sia già soltanto il fascino dei binari in città a non lasciare
indifferente chi da una vita soffre di dipendenza da treno non è
escluso. Che possano trovarsi d'accordo anche ben più malcapitati
pendolari è in questo caso probabile: servizio su 12 linee, dalle
periferie oltre il fiume sino ad arrivare al mare, nei fine settimana
passaggi a ogni ora giorno e notte, ecologico nello sferragliare,
puntuale negli orari, col passo da metropolitana ma il piacere del
panorama attorno, per di più biancazzurro (già qualcuno l'ha
detto). Accessibile a tutti, passeggeri sì ma anche spesso
passeggini, carichi di imberbi e neonati, accompagnati equally
da mamma o papà. Silenzioso fuori e dentro, forse pure troppo, quasi
come se non si attendesse altro che sentire ripetuto una volta di più
il nome della propria fermata, scandito in uno svedese sempre
inaudito alle orecchie dello straniero; finalmente un po' meno
silenzioso, ma a fin di bene, a tarda sera, capitandogli di
raccogliere ubriachi allegri o derelitti. Regolare nell'andatura, a
meno che l'inesperto autista azioni lo scambio sbagliato, o
l'automobilista scriteriato (anzi, proprio idiota, come
distintamente avvertito pure dallo stesso sordo straniero di prima)
osi attraversare l'incrocio senza dare la precedenza a chi ce l'ha di
diritto su tutti. Ma comunque educato, se risponde alle imprudenze
altrui a colpi non di clacson ma di campanella.
Nel piccolo, può
succedere di tutto in tram, dentro e attorno.
[...to be continued]
E ora, PUBBLICITÀ
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