giovedì 23 febbraio 2012

Il solito tram tram

Persino nei giorni in cui lo studio riduce al massimo lo svago, comunque Goteborg garantisce a tutti quella quotidiana occasione di vita sociale minima. Basta muoversi; e il modo obbligato per farlo si chiama tram; ma mai è una costrizione ciò che si deve fare, non per mancanza di alternative, bensì perché funziona e volentieri non se ne può fare a meno.
Che sia già soltanto il fascino dei binari in città a non lasciare indifferente chi da una vita soffre di dipendenza da treno non è escluso. Che possano trovarsi d'accordo anche ben più malcapitati pendolari è in questo caso probabile: servizio su 12 linee, dalle periferie oltre il fiume sino ad arrivare al mare, nei fine settimana passaggi a ogni ora giorno e notte, ecologico nello sferragliare, puntuale negli orari, col passo da metropolitana ma il piacere del panorama attorno, per di più biancazzurro (già qualcuno l'ha detto). Accessibile a tutti, passeggeri sì ma anche spesso passeggini, carichi di imberbi e neonati, accompagnati equally da mamma o papà. Silenzioso fuori e dentro, forse pure troppo, quasi come se non si attendesse altro che sentire ripetuto una volta di più il nome della propria fermata, scandito in uno svedese sempre inaudito alle orecchie dello straniero; finalmente un po' meno silenzioso, ma a fin di bene, a tarda sera, capitandogli di raccogliere ubriachi allegri o derelitti. Regolare nell'andatura, a meno che l'inesperto autista azioni lo scambio sbagliato, o l'automobilista scriteriato (anzi, proprio idiota, come distintamente avvertito pure dallo stesso sordo straniero di prima) osi attraversare l'incrocio senza dare la precedenza a chi ce l'ha di diritto su tutti. Ma comunque educato, se risponde alle imprudenze altrui a colpi non di clacson ma di campanella.
Nel piccolo, può succedere di tutto in tram, dentro e attorno.
[...to be continued]

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