sabato 18 febbraio 2012

Cose turche?

Attorno al Raki, bevanda nazionale ottomana e, prima ancora, davanti a fragranti cotolette servite con patate fritte, tutti uniti! Così pare. O almeno fino a quel momento, così è: come potersi seriamente dividere finché la discussione non si allontana troppo dai convenevoli sulle reciproche provenienze? Basta però iniziare a guardare la stessa foto da un altro punto di vista e trovare la diffidenza, quella che da lì a poco accenderà simpaticamente gli animi: una ragazza a tu per tu con sette ragazzi, o meglio una nordica e sette mediterranei, e specie poi una svedese, donna, e un turco, faccia a faccia.
Qualcosa detto inavvertitamente, come tutto ciò che non si dubita possa essere scottante per tanto è in de rerum natura: “Chi cucina è la mia ragazza; lo sa fare bene; perché non dovrebbe?!”. E fu così che finalmente la rinomata equality fece parlare di sé. Irremovibile, intransigente, incapace di indulgere su alcunché, serissimo motivo per scaldarsi ma senza per un solo istante perdere un contegno irreprensibile. Questione di difesa della categoria, di un modello di progresso incontestabile, inarrivabile solo se non lo si vuole, contro le regole di una tradizione che non può andar giustificata e nemmeno assecondata; una battaglia per cancellare (o negare) ogni differenza, perché – sottinteso da cui non si sfugge – qualsiasi differenza sarà comunque a discapito. L'argomento preistorico, che ci sia qualcuno fatto (o più adatto) per la casa e qualcun altro per la caccia e la guerra, non attacca affatto, anzi è attaccato; da tempo la netta inferiorità numerica non esiste se sulla netta difensiva ci sta una maggioranza più che bulgara (turco-italico-ellenica per la precisione). Tentativo sottile di aggiustare il tiro: “Nessun obbligo, anch'io a volte cucino, naturalmente; ma lei lo sa fare meglio, e questo è il perché lo fa”; algida, secca, ficcante, scientifica: “Cucini... che cosa? sandwich? quante ore?”. Non funziona, anche a volersi aggrappare a quella volta in cui c'era stata la premura di preparare la colazione pur di immaginarla appena sveglia col sorriso, e malgrado solo un paio di ore di sonno alle spalle e un lancio col parapendio imminente, con tutto ciò che aveva comportato in termini di aumento del pericolo di vita; errore madornale agli occhi azzurro svedesi richiedere il gesto eroico quando a esigersi è quello quotidiano. E qualcuno intanto tira in ballo il mito della Mam-ma-ce-n'è-una-sola. Ma alle divinità si crede di non crederci più da un pezzo, o perlomeno non interessa; non è equal neanche la venerazione. La tenacia propria delle cose antiche è sconfitta. Eppure, da qualche parte, volendola o scoprendola, ci sarà una risposta a discarico, quella capace di tenere ugualmente insieme i diversi. L'ultima parola a chi poteva permetterselo ==> http://www.youtube.com/watch?v=ppd9WumDk6M

E ora, PUBBLICITÀ

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