Per cosa sia universalmente famosa
Goteborg forse nessuno lo sa, perché forse un vero motivo non c'è;
non le serve però essere una very important city per poter competere
con chiunque, perfino con New York; lo dimostrerebbe una mostra
fotografica che ha avuto l'ambizione di metterle a confronto. Perché,
a ben vedere, anche Goteborg ha il suo rispettabile Brooklyn Bridge;
si chiama Älvsborgsbron l'imponente ponte a campata unica, alto
oltre cento metri, che da metà anni Sessanta, sospeso sul Göta
älv, tiene insieme i volti non contraddittori di questa città:
sotto scorre il fiume appunto, la sede dei cantieri navali, ma anche
la via del commercio e del turismo, che attraversa il centro
di Goteborg e appena una decina di chilometri dopo sbocca in mare;
oltre le sponde che l'Älvsborgsbron collega, invece, sta di qua la
città urbana di sempre, di là la città puramente industriale di
una volta che oggi non smette di reinventarsi, e che quando continua
a conservare qualcosa della sua originaria vocazione, piuttosto che
nasconderla preferisce colorarla, come le enormi gru meccaniche
illuminate di rosso, tipiche ormai di uno skyline mai mozzafiato ma
sempre di ampio respiro. Rosso è pure il grande sasso in riva al
fiume, rosso da quando vi si sarebbe riversato il sangue di un ufficiale di
marina ucciso durante uno sbarco danese; che sia andata davvero così,
che sia una pietra avvelenata, uno scherzo della natura o degli
artisti che popolano il vivace Röda Sten attiguo, perdersi nella
leggenda pare proprio l'unico modo per raccontare storie cruente sul
conto di una città per il resto senza macchie. Come e più di New
York.martedì 17 aprile 2012
Göteborg Vs. New York
Per cosa sia universalmente famosa
Goteborg forse nessuno lo sa, perché forse un vero motivo non c'è;
non le serve però essere una very important city per poter competere
con chiunque, perfino con New York; lo dimostrerebbe una mostra
fotografica che ha avuto l'ambizione di metterle a confronto. Perché,
a ben vedere, anche Goteborg ha il suo rispettabile Brooklyn Bridge;
si chiama Älvsborgsbron l'imponente ponte a campata unica, alto
oltre cento metri, che da metà anni Sessanta, sospeso sul Göta
älv, tiene insieme i volti non contraddittori di questa città:
sotto scorre il fiume appunto, la sede dei cantieri navali, ma anche
la via del commercio e del turismo, che attraversa il centro
di Goteborg e appena una decina di chilometri dopo sbocca in mare;
oltre le sponde che l'Älvsborgsbron collega, invece, sta di qua la
città urbana di sempre, di là la città puramente industriale di
una volta che oggi non smette di reinventarsi, e che quando continua
a conservare qualcosa della sua originaria vocazione, piuttosto che
nasconderla preferisce colorarla, come le enormi gru meccaniche
illuminate di rosso, tipiche ormai di uno skyline mai mozzafiato ma
sempre di ampio respiro. Rosso è pure il grande sasso in riva al
fiume, rosso da quando vi si sarebbe riversato il sangue di un ufficiale di
marina ucciso durante uno sbarco danese; che sia andata davvero così,
che sia una pietra avvelenata, uno scherzo della natura o degli
artisti che popolano il vivace Röda Sten attiguo, perdersi nella
leggenda pare proprio l'unico modo per raccontare storie cruente sul
conto di una città per il resto senza macchie. Come e più di New
York.
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