Adesso, però, mi aspettano tanti
compiti per casa. La giustificazione si accetta per lavare meno i
piatti e per le faccende domestiche in generale; varrà pure per la
tesina? Abbondante materiale di cui scrivere, abilità ridotte. I
giorni passano, il prodotto stenta a crescere per quantità e
soprattutto qualità. Tutto sommato si confida nell'effetto
commozione: il gesso lungo metà braccio regala un'immagine da grande
invalido. Ma diritto e cose (storte) della vita sembrano andare di
nuovo a braccetto: a versare lacrime ci finisce lo studente; una
fastidiosissima quanto improvvisa irritazione all'occhio colpisce
appena sveglio proprio la mattina della vigilia; per cautela, non resta che
autoscattarsi qualche foto di prova, nel caso fosse necessario
implorare una comoda proroga.
C'era una volta Paletta, infatti;
si chiamava Paletta quel lavoratore italiano residente in Germania che curiosamente cadeva malato ad ogni suo ritorno in Italia, e che tuttavia finiva per essere sempre salvato da un insuperabile certificato medico. Thomas lo sa
bene, è lui ad avercelo insegnato. E invece purtroppo, il ritardo accumulato è
tale da andare out of time, seppur involontariamente; rispetto alla
deadline per la consegna sono comunque più di una manciata di ore.
Pronta e-mail di scuse, e per Thomas “no problem”. Eppure, non è
finita: ultima scadenza rimane la presentazione orale con tanto di
botta e risposta; i tasselli iniziano a incastrarsi solo il giorno
prima. Ancora una volta troppo tardi. Non si sa se Paletta avrebbe
fatto altrettanto, ma la mano morta oltre che di inchiostro inizia a
profumare di torta, quella che comunque vada è bene preparare per
festeggiare la fine del corso rendendo più apprezzabili tutti gli
sforzi. L'impegno dimostrato per il saggio come soprattutto i
complimenti dopo l'assaggio stanno lì a dimostrarlo. L'effetto liberatorio è intanto doppio: pure per il dito il tempo si è compiuto. Riabilitato, dice l'esito degli esami. Ora non resta che aspettare anche la diagnosi del professor Thomas.
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